BREGEN Zie deutsch?
di assocuori,
02.03.2009,
1182 visite,
3 commenti | Aggiungi commento
Certamente con la lingua tedesca non ce la siamo cavata molto bene come si può intuire dal titolo del post.
Da un pò di tempo si sentiva però il desiderio di giocare contro giocatori stranieri e di affrontare una tappa di uno dei campionati che si svolgono all’estero. Per questo motivo mi son recato insieme ad Alessandro De Michele (Wodimello), Gianluca Marcucci (the Bear) ed G.F.Gritti (Frankie’s team manager) sulla costa orientale del Lago di Costanza e precisamente a Bregenz in Austria dove si è svolta una tappa del campionato dei casinò d’Austria. Il viaggio è durato sulle 4 ore partendo da Bergamo che dista circa 400 km dalla suggestiva capitale del Voralberg. Sul posto abbiamo incontrato altri italiani, quali Salvatore Bonavena, Giannino ‘kart’ Salvatore, Carmelo Vasta e Francesco Nguyen.

Frankie!! che faccia da poker

Bonavena punta giustamente su Giannino
Al main event si son presentati oltre 200 giocatori. La struttura del torneo prevedeva 10.000 chips iniziali ed un livello di bui della durata di 1 ora a fronte di un buy-in di 2.000 euro. Abbiamo alloggiato presso l’hotel Best Western in città con buona soddisfazione e comodità oltre ad un prezzo ragionevole.
Il torneo nel complesso è andato piuttosto bene in quanto 3 di noi sono andati a premio : ‘Giannino’ è arrivato settimo dopo aver fatto fuori Alessandro De Michele (uscito 14esimo) in uno scontro tutto italiano JJ vs AQ e Gianfranco Gritti è arrivato 13 esimo mandando la ‘vasca’ da corto con 77 chiamato con qualche titubanza da un giocatore in Small blind con KJ off che uscivano però vincenti dal coin flip. Tutti gli italiani presenti mi sembra abbiano comunque ben figurato. Solo Gianluca Marcucci ha abbandonato il tavolo verde molto presto con uno sfortunato colore che è andato ad incappare contro un full.
Per quando mi riguarda sono arrivato intorno alla cinquantesima posizione (30 i giocatori premiati) giocando un torneo molto attento in quanto mi ero accorto che il parco giocatori era di buon livello. Purtroppo dopo una decina di ore di gioco mi trovavo ancora ‘corto’ intorno alle 10.000 chips con media ben più alta ed aspettavo che arrivasse la mano giusta per far l’azione decisiva.
Un giocatore da middle position, in condizioni peggiori delle mie, mandava un all in da 7.900 (
), il bottone (24.000 ca con
) dopo un attimo di riflessione optava per il call ed io in BB (
) reraisavo a mio volta all in di 10.000 chiamato ovviamente dal bottone. Il board con il K dava il triple up al più corto mentre mi dovevo accontentare solo di un side pot molto misero.
La mano successiva trovavo subito un double up
vs
ma poco dopo il mio all in dal bottone con
off si schiantava contro il call sicuro di
in BB.
Il rammarico rimane soprattutto per la mano con QQ che mi avrebbe permesso di giocare più sciolto le fasi finali.
Per sintetizzare l’esperienza potrei osservare come si senta nell’aria che qui l’abitudine al gioco ed al concetto di sportività dei tornei è senz’altro maggiore rispetto all’Italia e ciò lo si nota sia nell’organizzazione senz’altro degna di nota che nell’atteggiamento della totalità dei giocatori che difficilmente, per capirci, incappano in sanzioni disciplinari. Inoltre apprezzabile veramente il notare che le tappe dei tornei siano già stabilite da tempo e quindi ciò aiuta i player abituali nella loro programmazione di gioco.
In Italia di certo dobbiamo dare uno sguardo attento a questi esempi per comprendere la strada da seguire.



